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100 donne da raccontare: StartUp Magazine incontra Gianna Martinengo

Riflessioni e pubblicazioni /

Oggi StartUp Magazine decide di intervistare un’imprenditrice donna dallo stile di leadership critico e propositivo (queste le parole che compaiono per descriverla sul suo sito ufficiale www.giannamartinengo.it), un’innovatrice accanita, una studiosa attenta all’etica, una ricercatrice dalle larghe vedute. 
Gianna Martinengo -Fondatrice e Presidente di Didael KTS, ideatrice di Women&Technologies 2007-2020, membro del Comitato Esecutivo e del Cda di Fondazione Fiera Milano- ci racconta, in questa densa chiacchierata in esclusiva, le sue esperienze internazionali (da Milano a Stanford) e il suo credo: “Inspired by users, driven by science”.

Parlaci un po’ della tua esperienza di studi e lavorativa. Quali sono state le tappe cruciali della tua formazione? E quale esperienza all’estero ti ha maggiormente influenzata?

Da sempre mi sono dedicata all’attività di ricerca e sperimentazione delle nuove tecnologie dell’apprendimento. Ho cercato di costruire un curriculum di studi che fosse il più completo e internazionale possibile, per cercare ispirazione e nuove competenze negli ambiti accademici più fertili e innovativi. Contestualmente, mi sono impegnata per approfondire la conoscenza della società e dei suoi temi più cogenti avvalendomi di numerose esperienze di taglio sia umanistico (Università Bocconi e Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) che tecnologico (Stanford, Ca).
Con questi presupposti è stato naturale dedicarmi all’imprenditoria per supportare idee vincenti e utili per la costruzione di una società sempre più attenta ai bisogni delle persone. Ho fondato numerose start-up in Italia e all’estero, sviluppato 800 progetti nei settori dell’impresa, dell’internazionalizzazione, dell’innovazione tecnologica e sociale.
Dalla fine degli anni Novanta ho iniziato a dedicarmi con particolare passione anche al sostegno delle donne e al binomio donne-tecnologie: da questa attenzione è nata l’idea di creare nel 2007 il progetto internazionale “Women&Technologies®” 2008-2020, il Premio “Le Tecnovisionarie®” e, poco dopo, nel 2009, l’Associazione Donne e Tecnologie.

Cosa pensi del ruolo delle donne nell’ecosistema startup e -più in generale- impresa italiano? Scorgi un futuro roseo?

Io credo fermamente che le donne siano portatrici di valori personali e “innati” che, se ben coltivati e condivisi, possono aiutare le imprese a fare la differenza. Mi riferisco a quelle che oggi vengono definite “soft skill”, ossia quelle attitudini – lavoro di gruppo, condivisione, creatività, attenzione a tutti i ruoli, capacità di problem solving – che, specie nelle startup, riescono a fornire elementi utili alla competition, ossia al giusto posizionamento nel mercato.

Molto spesso siamo impegnati a parlare di “quote rosa”, lavorando però con schemi mentali prettamente maschili. Dobbiamo, invece, “liberare” le specifiche competenze femminili e fare in modo che le donne le possano utilizzare nel posto di lavoro, siano esse manager, imprenditrici, libere professioniste, collaboratrici.
Per questo il futuro non è “roseo”: ha il colore che noi gli sapremo dare.

In quali aspetti ritieni che l’Italia sia un passo indietro rispetto ad altri Paesi del mondo parlando di digital innovation?

Parlare di scollamento tra i bisogni delle fasce deboli della popolazione – penso agli anziani, a persone provenienti dall’estero che con fatica parlano la nostra lingua, alle donne in cerca di occupazione con carichi familiari importanti – e ipertecnologia a disposizione è forse banale. Ma assolutamente reale. Da una parte ci concentriamo sul 5G, sulla realtà virtuale applicata alla scelta di una cucina, dall’altra ci dimentichiamo che molte persone non sono in grado di usare un sistema di posta elettronica. Nella rincorsa al wi-fi libero e gratuito, alla connessione a banda larga dei piccoli paesi dell’Appennino, dobbiamo sforzarci di lavorare nel segno dell’inclusione, ovvero di non dimenticarci che la tecnologia è a servizio delle persone, di tutte le persone, non solo di un gruppo ristretto di super-utenti.

Quali sono le caratteristiche peculiari del tuo stile di leadership/modo di coordinare gruppi di lavoro?

Dietro alle idee ci sono sempre le persone e la loro preparazione. E alla base delle relazioni c’è la conoscenza, che deve essere sempre alimentata e condivisa, in un percorso virtuoso che non deve smettere mai. Cerco di applicare anche a me stessa la valorizzazione delle competenze femminili, in termini di capacità di lateral thinking, di stabilire connessioni tra diversi ambiti, di passare dall’osservazione all’azione in modo strategico, di valorizzare le competenze del singolo. Mi auguro e mi sforzo di essere empatica, ossia attenta alle persone e al loro vissuto.

Una cosa che non smetterò mai di fare? Innovare. Mai credere che le decisioni prese non siano modificabili e migliorabili, essendo innestate in una società che cambia.

Un motto al quale sei affezionata, una massima che ti ripeti nei momenti di difficoltà o di dubbio.

“Inspired by users, driven by science”. Si torna sempre qua: siamo chiamati a costruire sistemi in funzione delle persone, che semplifichino loro la vita. Non a teorizzare mondi ideali nei quali, alla fine, le persone non sono più contemplate.

 

Fonte: StartUp Magazine

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