Ho partecipato a una puntata di Coffee Tech, su LA7, per condividere alcune riflessioni che considero centrali quando si parla di intelligenza artificiale.

La prima riguarda il modo in cui definiamo l’IA. Non è solo uno strumento operativo, ma una disciplina scientifica vera e propria, con una storia, metodi formali, limiti e responsabilità. Trattarla esclusivamente come “tool” rischia di semplificare eccessivamente questioni complesse.

Il secondo punto è la formazione, che resta la leva principale per un uso consapevole dell’IA. Alunni, insegnanti, imprese e decisori hanno bisogno di percorsi che uniscano teoria e pratica: prima comprendere cos’è l’intelligenza artificiale e come si è evoluta, poi sperimentarla direttamente per capirne potenzialità e criticità.

Infine, è fondamentale distinguere tra le diverse forme di IA — predittiva, simbolica, generativa — e il dibattito sull’AGI. Non sono categorie sovrapponibili: ciascuna comporta scelte diverse in termini di competenze, regolazione e impatti sul lavoro e sulla società.

A questo percorso si affianca, per me, anche l’impegno sul fronte della regolazione. Il contributo al confronto sull’AI Act nasce dalla convinzione che innovazione e responsabilità debbano avanzare insieme.