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Start up al femminile, aria pulita – e redditizia – per il mercato

Riflessioni e pubblicazioni /

Per raccontare il mondo delle start up al femminile ho scelto la figura di Antonella Santoro, CEO di Nuvap, “azienda che si occupa di inquinamento indoor e promuove la salubrità degli ambienti di lavoro, di studio e di vita”, che ho avuto modo di conoscere, in qualità di giurata, in occasione della quarta edizione di Bioupper, il primo programma italiano di empowerment, accelerazione e accompagnamento al mercato nell’ambito delle Scienze della Vita (promosso da Novartis e Fondazione Cariplo con la partecipazione di IBM e la collaborazione di Cariplo Factory).

Nuvap è un esempio, tra i tantissimi, di quanto le idee imprenditoriali particolarmente innovative crescano con maggior forza se al timone vi sono le donne.

Imprese al femminile: la situazione delle donne CEO

Una panacea per il mercato… oppure no? I numeri dicono che nel nostro Paese le imprese innovative che possono annoverare delle donne al timone o nei consigli di amministrazione sono il 13,5% del totale*. Il dato non si discosta di molto da quello europeo, che vede il 18% di imprese (sempre innovative) fondate da donne.

start up femminile

Guardiamo ora cosa accade negli States: qui mai come in questi ultimi anni si è assistito alla nascita di imprese al femminile, ma gli investitori appaiono molto “tiepidi”, quando si tratta di appoggiare imprese guidate da donne (sei a uno a favore degli uomini, per la precisione). Un vero peccato, un errore strategico, dato che le aziende “pink” che riescono a essere finanziate ottengono un ritorno sugli investimenti del 35% più alto e generano delle revenue più alte del 12% rispetto alle aziende guidate da uomini. Addirittura fatturano il 20% in più con il 50% in meno di denaro investito. Le fulgide testimonianze si sprecano, basti pensare a Sandra Lerner, co-fondatrice di Cisco, o Diane Greene, fondatrice di VMware, oppure anche Rashmi Sinha, co-fondatrice di SlideShare.

Ciò nonostante, sia nel Vecchio che nel Nuovo Continente, le start up al femminile sono ancora troppo poche. Per quale motivo? Alcuni esperti parlano di “unconscious bias”, noi preferiamo parlare di atavico pregiudizio legato alle donne, che è ancora legato al problema STEM. Da un punto di vista numerico è semplice da comprendere: poche donne avviate allo studio delle materie scientifiche, poche donne in grado di poter generare soluzioni innovative nell’ambito della tecnologia, della matematica, della fisica e così via.

Non solo: le soft skill femminili, prima tra tutte la prudenza e una minor propensione al rischio rispetto ai colleghi maschi frenano i venture capitalist, che hanno paura di trovarsi di fronte – ecco l’unconscious bias – a CEO donne non in grado di buttare il cuore oltre l’ostacolo per paura di farsi troppo male. Il male, invece, sta proprio in questa idea di una donna che non sarebbe capace di guidare un’azienda come farebbe un collega maschio.

inquinamento dell aria

Imprenditoria femminile: le donne hanno le stesse opportunità?

Oltre a ciò, a pesare sulle start up innovative al femminile vi è “solito” tema, che in questi mesi abbiamo sempre visto emergere, in ogni settore merceologico che abbiamo indagato, legato al poco sostegno che il genere femminile – dall’impiegata all’amministratore delegato – riceve a livello di welfare, ossia quando si trova di fronte alla maternità, alla gestione dei figli e via discorrendo.

Vi sono pesanti ancore che bloccano la navigazione delle start up. Quelle che, però, riescono a liberarsi, veleggiano velocemente e con ottimi risultati: proprio da qui dobbiamo partire. E partiamo con un quesito strategico: perché il Paese non si accorge di questo del potenziale delle imprese al femminile e non lo valorizza? Perché non sostiene figure che possono portare a importanti e superiori fatturati? Perché si spreca l’incredibile talento – misurato e misurabile – delle donne messe alla guida di aziende innovative?

Innovazione significa, soprattutto per il nostro Paese, posti di lavoro, competizione internazionale, sviluppo, migliori condizioni di vita per le persone, soluzioni che migliorano l’ambiente, la sanità, il quotidiano in tutti i suoi aspetti. Significa benzina per la crescita, e tutti sappiamo quanto sarà importante correre e crescere, una volta debellato il Covid. Restare fermi in attesa che si muovano unicamente le start up al maschile significa perdere opportunità preziose… e una quantità incredibile di denaro.

imprenditoria femminile ceo donne start up

Chiudo con una considerazione che mi sta molto a cuore: quando si parla di start up in generale, maschili o femminili, si pensa che tutto nasca da una mente creativa, visionaria (uno Steve Jobs, per intenderci) e poi magicamente il business prenda vita con facilità. Non è così, o comunque questa è davvero un’eccezione. Di solito all’idea creativa brillante deve subito essere associato un lavoro di gruppo, con “menti” complementari che sappiano gestire il progetto a livello industriale, finanziario, produttivo. Occorre dunque un lavoro di gruppo. E chi, meglio delle donne, sa essere, anche nel mondo del lavoro, inclusivo, attento alle competenze del singolo; chi ha una visione allargata delle problematiche, chi la sensibilità per comprendere e indirizzare il lavoro del team verso il successo?

Gianna Martinengo

“DONNE SCIENZA INVENZIONE CARRIERA – Progetto di Gianna Martinengo”
Dalle esperienze alle skill al role model, viaggio tra le professioniste e scienziate che stanno facendo progredire il mondo della scienza italiano e internazionale. Interviste a “mente aperta” anticipate da un viaggio nei diversi mercati dell’innovazione.

Pubblicato su https://it.iqos.com/it/news/donne-scienza-invenzione-carriera/antonella-santoro-ceo-donna-nuvap

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